Linee guida dolore cronico “Aggiornato al 19/01/2018”

Premessa generale


“Il dolore cronico e il dolore oncologico rappresentano un problema di salute pubblica a livello mondiale sia per l’invecchiamento della popolazione che comporta una maggior frequenza di patologie osteoarticolari, arteriopatie e neuropatie, sia per l’aumento della patologia oncologica”.

Il dolore costituisce un problema di notevole impatto psicologico, sociale ed economico che necessita di essere studiato, oltre che a livello individuale, anche nella sua globalità  e che occorre trattare efficacemente e se possibile, prevenire in ogni ambito.

Numerosi studi e ricerche hanno evidenziato che negli ospedali italiani un malato su due fa i conti con il dolore provocato dalla malattia che lo affligge.

L'inadeguato controllo del dolore, oltre a determinare una inaccettabile sofferenza per il paziente, comporta il prolungamento della degenza, l'aumento delle complicanze e della mortalità, l'aggravio dei costi sociali, per le malattie acute e croniche, anche al di fuori dei ricoveri ospedalieri.

Una delle motivazioni è che i clinici non si formano in maniera continua ed adeguata per modificare un comportamento.

Secondo il modello tradizionale, il trasferimento delle nuove conoscenze alla pratica professionale avviene in maniera lineare: i professionisti aggiornano continuamente le proprie conoscenze, modificano le attitudini e, di conseguenza, cambiano i comportamenti professionali. Questo modello, in realtà è puramente teorico, sia perché i professionisti non sempre acquisiscono le conoscenze necessarie alla propria pratica professionale, sia perché quest’ultima viene solo parzialmente influenzata dalle nuove evidenze o dagli strumenti diffusi e messi a disposizione.

Ad esempio, consistenti evidenze dimostrano che la diffusione passiva delle linee guida non modifica i comportamenti, ma i professionisti devono essere informati, motivati e stimolati per implementarle nella pratica clinica. La struttura in cui operano ha il compito di promuovere spazi dedicati a che i professionisti modificano il know how sia tecnico, sia quello del saper lavorare nella rete dei servizi, nel rispetto della mission della struttura e dell’azienda in generale.
Pertanto, nell’ottica di rendere fattiva la clinical governance, questo strumento FAD si inserisce all'interno del progetto di formazione per favorire la formazione a cascata agevolando i professionisti che devono formare e quelli che devono essere formati mettendo a disposizione gli strumenti.